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La testa in fondo al traguardo

La mente oltre il traguardo. Come ho utilizzato le Mappe Mentali per portare a termine un’impresa per me molto impegnativa.

 

“Non guardare al cervello per più di quello che è” – pensano in molti.
“Non ignorarlo troppo a lungo per tutto quello che può essere” – aggiungerei io.

 

Una delle cose che più mi è mancata questo periodo era un’esperienza che mi ha regalato emozioni fantastiche l’anno scorso. Talmente belle che l’avevo messa sulla mappa mentale dei miei sogni da realizzare nel 2020.

Ma partiamo dall’inizio.

La mente è come un muscolo, se lo alleni è reattivo, veloce, forte e nei momenti di sforzo e difficoltà ti può portare dove non puoi nemmeno immaginare di poterci arrivare.
Ho sempre pensato che siamo i nostri pensieri e diventiamo e otteniamo ciò che pensiamo. Anche un progetto molto impegnativo può essere portato a termine più facilmente, se lo vogliamo e mettiamo in campo l’atteggiamento mentale adeguato e teniamo noi stessi sempre ben centrati sull’obiettivo.

L’occhio vede soprattutto ciò che la mente è preparata a comprendere.
Gran parte delle azioni della vita sono alla nostra portata, ma sono poi le decisioni che richiedono
forza di volontà e atteggiamento mentale opportuno per essere realizzate con profitto.

La volontà è quella preziosa risorsa che si manifesta proprio nella condotta ragionata dell’essere
umano. È qui che si nasconde spesso la chiave del successo.

Potrei parlarti per ore di quanto sia possibile ottenere risultati importanti modificando il proprio
atteggiamento mentale, ma per cercare di trasferire questo messaggio lo faccio raccontandoti un’esperienza vissuta sulla mia pelle: la Race Across Italy, una Ultracycling Race.

Ogni anno scelgo qualche nuova avventura in cui mettere alla prova il mio corpo, ma soprattutto la
mia mente e il mio spirito. Da sempre provo ad usare le mie competenze nel settore della
preparazione mentale, concentrazione, motivazione e gestione dell’emotività, in gare di resistenza
estrema. Le gare a cui spesso partecipo sono, più che competizioni sportive in sé, delle vere e
proprie esperienze formative molto profonde ed introspettive.

Più difficili sono le sfide, più ne vengo attratto perché devo preparare tutto al meglio senza lasciare nulla al caso. Partecipare a questa gara è sempre stato un mio sogno ma tale era rimasto perché troppo impegnativa per il mio poco allenamento.

 

Si tratta di un percorso incantevole lungo 785 km, reso ancora più impegnativo con gli oltre 10.000 metri di dislivello positivo.

Iniziai così a pensare che, se avessi voluto veramente partecipare a quella gara, forse avrei dovuto curare la strategia nel minimo dettaglio.

Il solo allenamento fisico non sarebbe stato sufficiente per
arrivare al traguardo.

Non potevo permettermi di lasciare nulla al caso.

Per portare a termine progetti ambizioni, diventa fondamentale mettere in campo alcuni piccoli accorgimenti se si vuole vedere da vicino il traguardo.

Cosa feci?.

Misi in campo strategia e forza di volontà. Feci un’attenta analisi e ricerca delle azioni che avrei potuto migliorare per avere una prestazione ottimale per me.

Per l’esattezza le mie mosse furono queste:

Riconoscere tempestivamente di avere dei limiti per poter trovare con più facilità una strada per compensarli puntando tutto sui miei punti di forza.

Con diverse mappe mentali, pianificai la strategia che mi avrebbe aiutato ad avere chiarissime tutte le criticità e trovare così, con largo anticipo e a tavolino (e non quando si sarebbero presentate), tutte le soluzioni.

Circondarmi di persone che avevano lo stesso obiettivo.

Un team di supporto è come una famiglia che rema dalla tua stessa parte. È solo grazie al mio team se sono riuscito a portare la gara a termine:
Nico Valsesia mi ha preparato una bici supersonica.
Mauro Farabegoli è stato un supporto morale sempre presente.
Luca Masini è stato il capo crew e un vero navigatore umano senza eguali.
Walter Casadei, meccanico e massaggiatore degno della nazionale.
Alice Butti, responsabile alimentazione e instancabile fotografa.
Gigi, autista instancabile.

Sono stati loro il sostegno nei momenti difficili e la compagnia con cui condividere attimi di divertimento. Perché un’esperienza condivisa, vale doppio.

Più stratega che eroe.

Non c’era alcun atto eroico nella mia scelta di partecipare a quella gara. Ho pianificato una strategia a tavolino cercando di ipotizzare gli scenari peggiori e le situazioni più impegnative cercando di trovare soluzioni a ogni possibile evenienza lavorando su diversi fronti quali:

  • Ambiente esterno (armonia del team, paesaggi sui quali concentrarmi)
  • Materiali e strumenti (abbigliamento adeguato alle circostanze)
  • Alimentazione e idratazione
  • Ambiente interno (emozioni e pensieri)

Ecco perché sono stato più stratega che eroe. Trovavo senza senso disperdere energie ad esempio per combattere il freddo, quando sarebbe stato sufficiente portare l’abbigliamento adatto ad ogni evenienza.
Un thermos con del tè caldo avrebbe riscaldato molto di più di 10 minuti di corsa sul posto (cosa che ho visto fare). Quando pedali di notte a quote importanti la temperatura gioca un ruolo fondamentale soprattutto quando dopo la salita si deve affrontare la discese. Avrei potuto usare quei 10 minuti per pedalare evitando così di disperdere energia inutile.

 

Apprezzare la bellezza che mi avrebbe circondato anche nelle difficoltà.

La bellezza è un’arma potente per gli occhi, la mente e il cuore. Pedalare di notte al freddo sugli Appennini e sotto la pioggia può diventare un quadro fisicamente devastante ma nello stesso quadro ci sono anche la meraviglia del cielo, degli animali, dei
paesaggi, dei borghi silenziosi, dei suoni della notte. In base alla parte che guardi vivi una gara diversa e la fatica e farla passare in secondo piano.

Il divertimento riduce lo sforzo.

Molti pensano “no pain, no gain”. E’ un pensiero che condivido. Nella mia vita non ho mai cercato scorciatoie o trucchetti, ma strategie quelle sì. Ho sempre creduto nella possibilità di trovare una strada per ottimizzare al meglio le mie prestazioni nel minor tempo possibile. Ho sempre cercato però di evitare di ingabbiarmi nel “tradizionale pensiero” del “ maggiore è lo sforzo, maggiore è il beneficio”. Se fosse stato questo il mio pensiero principale in gara, la mia attenzione sarebbe stata tutta proiettata sull’aumentare lo sforzo e non sul terminare la gara nel minor tempo possibile.

Conoscere il proprio corpo così bene da poterlo gestire.

Sembra una cosa semplice da ottenere, ma non è così. Per gestire il proprio corpo è necessario ascoltarlo in profondità.
Molti pensano che con la mente comandano il corpo, ma quando il corpo non ne ha più, la mente deve fare uno sforzo sovrumano per farlo andare avanti. Se impariamo invece ad ascoltare il nostro corpo, se prestiamo attenzione ai suoi piccoli segnali e gli diamo quello di cui ha bisogno nel momento esatto in cui ce lo chiede, allora verremo ripagati con un rendimento molto più alto e quasi costante nel tempo.

È solo grazie a questi accorgimenti se sono riuscito a portare a termine uno dei sogni che avevo affidato alla mia mappa mentale con l’obiettivo di realizzarlo. Sono riuscito a terminare la gara in un tempo di 49 ore e 10 minuti (di cui circa 40 minuti di sonno).

Una competizione sportiva è forse per me la metafora più calzante per dimostrare a noi stessi che, nei momenti difficili e nelle sfide più proibitive, dobbiamo attingere a tutte le risorse che abbiamo, altrimenti non ne veniamo fuori.

Ho condiviso tutto questo perché quello che trasferisco ai corsi lo voglio vivere prima di tutto sulla mia pelle e le tecniche sono i frutti delle mie esperienze dirette. Condividere è sempre stato il mio imperativo di questi anni.

È solo così che scopriamo delle risorse meravigliose che sono già presenti in noi. Dobbiamo solo allenarle per tirarle fuori e usarle al meglio.

Amo le sfide. Amo essere soddisfatto. Amo essere felice.

La cosa che più mi piace fare è vivere mettendoci cuore, corpo e mente .

Verso obiettivi tutti da prefissare e raggiungere.
Verso traguardi tutti da conquistare con metodo, strategia, impegno e tanta emozione.

Dulcis infundo

La ciliegina sulla torta poi è stato vedere una mia foto sulla presentazione mondiale della gara. Mi piace pensare che non sia un caso ma che sia perché più tu dai alla vita e più la vita ti dà indietro. E per quello che questa gara mi ha dato senza saperlo io mi sento che ho un debito enorme nei suoi confronti. Sarà un bel debito di gratitudine sempre aperto che mi obbligherà a rifarla. E’ solo un arrivederci all’anno prossimo e abbiamo più tempo per arrivarci più allenati.

Ringrazio Paolo Laureti, l’inventore di una follia del genere che mi ha permesso di mettermi alla prova e di vivere questa straordinaria esperienza.