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Il nostro quoziente intellettivo

Spesso ci sarà capitato di sentir parlare di QI, spesso associandolo al concetto di intelligenza, ma sappiamo realmente di che cosa si tratta?

Vediamo insieme il significato di tale termine, in quali ambiti si utilizza ma soprattutto la sua origine, facendo riferimento a numerosi studi importanti che hanno permesso oggi di giungere ad una piena conoscenza sul tema.

Cosa è il QI?

QI è l’acronimo utilizzato per “quoziente intellettivo” e rappresenta un indicatore del livello di intelligenza di un individuo.

Solitamente si ottiene come risultato di test, composti da una serie di prove che si concentrano su differenti ambiti. Questi test possono sicuramente avere dei limiti in quanto secondo alcuni filoni di pensiero l’intelligenza non può essere misurata solo attraverso delle prove ma è data da numerosi fattori (teoria delle intelligenze multiple, Gardner); tuttavia però permettono di valutare in modo oggettivo alcune sotto-capacità specifiche.

AMBITI APPLICATIVI

I risultati ottenuti relativi al QI personale vengono sfruttati in vari ambiti. Ad esempio in un contesto sanitario, da psicologi e neuropsichiatri infantili, possono servirsene per individuare eventuali deficit a livello intellettivo ed attivare una rete di servizi che permettano un percorso educativo su misura.

Possono essere anche usati in ambito lavorativo e organizzativo da parte di aziende durante il processo di selezione.

Importante sottolineare che i test non sono basati su dati soggettivi ma si dice che sono “standardizzati” ovvero per comporli viene sottoposto un campione rappresentativo della popolazione che permette ai ricercatori di ottenere dei risultati che vengono poi studiati, confrontati e sulla base di quelli vengono definiti i parametri di confronto.

Di solito si fa infatti riferimento a quella che viene definita “curva gaussiana” che rappresenta semplicemente in modo grafico la distribuzione dei punteggi ottenuti da questo campione.

Come si può notare dall’immagine ci saranno due estremità, a destra e sinistra, che fanno riferimento a punteggi più bassi e quindi con meno probabilità da parte del fenomeno di essere riscontrato, al centro invece la curva si alza e questo vuol dire che la maggior parte dei soggetti ha avuto come risultato QI pari a 100 e per questo motivo viene definito come valore medio. Al di sopra del 115 si collocano coloro che hanno una super dote a livello di intelligenza, mentre al di sotto del 70 si trovano i deficit intellettivi.

curva di gauss

Studi sul Quoziente Intelletivo

I primi studi sull’intelligenza vennero condotti da uno psicologo statunitense, Cattel, il quale sviluppò i primi “test mentali”. Successivamente furono numerosi gli studiosi che si concentrarono su questo tema. Il maggior contributo arriva sicuramente dallo psicologo francese Binet, al quale venne chiesto dal governo francese di creare un test in grado di valutare i bambini con un quoziente intellettivo basso in modo da fornire loro le possibilità di avere percorsi formativi adeguati alle loro esigenze.

Nel 1905 ideò quindi, insieme al collega Simon, la prima Scala di valutazione dell’intelligenza, che venne poi revisionata negli anni successivi. Binet si basava sul concetto di “età mentale” (risultato delle prove a cui sottoponevano i bambini) in relazione all’”età cronologica” (data dalla data di nascita). Il concetto di QI fu introdotto successivamente dallo studioso americano Terman, il quale basandosi sul test di Binet-Simon, creò un test che aveva come ulteriore obiettivo quello di individuare i ragazzi che potevano essere indirizzati a studi professionalizzanti.

Riprese i concetti di Binet sull’età mentale e cronologica affermando che il Quoziente Intellettivo si potesse ottenere dal rapporto tra l’età mentale e l’età cronologica moltiplicato per 100.

QI

Il bambino veniva sottoposto a diverse prove e se riusciva a superare quelle relative alla sua età (ad esempio 6 anni) allora la sua età mentale corrispondeva a quella reale (6 anni), se invece riusciva a superare quelle relative ad un’età inferiore (5 anni) allora la sua età mentale era pari ad un bambino di 5 anni (e non di 6 come l’età anagrafica dimostrava).

A livello mondiale viene oggi utilizzato il test creato dallo studioso Wechsler, basato sempre su diverse prove che definiscono un quoziente intellettivo totale con relativi punteggi nelle diverse aree di riferimento. Esiste una versione sia per bambini (test WPSSI e WISC) che per adulti (test WAIS).

QI BASSO

Nel caso in cui il QI dovesse non risultare nei parametri medio-superiori ma nei limiti inferiori questo non deve rappresentare un motivo di problematicità.

Si tratta infatti di poter condurre la propria vita come prima ma magari con alcune accortezze.

Secondo alcuni studi scientifici il QI è legato solo in parte a fattori genetici ma risultano fondamentali anche tutti quei fattori legati all’ambiente come ad esempio il livello di istruzione, l’alimentazione, la salute (studi di Garrod e Bateson).

Per questo motivo è importante concentrarsi sugli aspetti positivi sui quali poter lavorare piuttosto che il punteggio ottenuto al test.

Sicuramente il fatto di poter avere accesso ad una buona istruzione rappresenta sicuramente un punto a favore ma non è tutto.

Si può infatti acculturarsi anche per conto proprio attraverso manuali, libri e l’ausilio di Internet (se usato nel modo corretto, consultando i siti giusti). In questo modo si potrà accrescere la propria conoscenza generale. Inoltre frequentare persone con le quali si può discutere di tali scoperte può essere un fattore incentivante.

A livello scolastico avere un QI basso non implica impossibilità di superare le verifiche o interrogazioni come gli altri ma sarà necessario un supporto maggiore da parte degli insegnanti sommato ad un impegno diverso da parte dello studente.

Questo vuol dire che l’obiettivo raggiunto sarà magari lo stesso dei compagni ma la modalità e le tempistiche con le quale ci si arriva saranno diverse.

Un consiglio per lo studente sarà quello di sfruttare le tecniche di memorizzazione o l’utilizzo di colori, immagini così come insegnato dalle mappe mentali.

Inoltre la tecnica dei loci ciceroniani o la creazione di storie per memorizzare liste di parole o concetti può rivelarsi molto funzionale.

L’utilizzo di un buon metodo di studio rappresenta infatti ciò che permette al ragazzo di dare una marcia in più ai suoi risultati scolastici.

Clicca se vuoi approfondire le metodologie di studio

Non si tratta però solo di risultati in termini di voti scritti su un registro ma proprio di benefici a livello di energie e tempi impiegati nello studio.

Un altro consiglio molto utile è quello di raccogliere tutto il materiale da studiare e poi effettuare una pianificazione ad hoc in base alle proprie esigenze e tempistiche. In questo modo le energie non verranno disperse ma ogni argomento da studiare sarà pianificato. Importante è lasciare dei momenti per rilassarsi, dei giorni per gli imprevisti..ma soprattutto far in modo di non arrivare all’ultimo giorno a dover finire capitoli interi ma programmare con largo anticipo. Si arriverà così all’interrogazione o verifica non solo preparati ma anche tranquilli e senza ansia.

Oltre a questi aspetti, più legati all’ambito scolastico, non bisogna sottovalutare l’importanza di una corretta alimentazione e una buona attività fisica per mantenere attivi mente e corpo.

Quoziente Intellettivo Medio Italiano ed Europeo

Nella seguente mappe sono presenti i livelli di QI medio nei paesi dell’Europa:

Test QI

I test più affidabili per calcolare il Quoziente Intellettivo sono il test WISC e WIPPSI (per bambini) e WAIS (per adulti) ma possono essere somministrati solo da specialisti come psicologi e neuropsichiatri.