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L’importanza di rinforzo e punizione nell’apprendimento

Durante il percorso scolastico di uno studente si possono verificare variazioni di rendimento caratterizzati dalla voglia o meno di studiare e questo può essere causato da altre situazioni.

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I genitori spesso però si trovano a dover mettere in atto strategie per stimolare i propri ragazzi ma non sempre riescono a trovare la soluzione adatta e quindi ricorrono a ricatti o punizioni che non fanno ottenere il risultato aspettato.
A tal proposito precisiamo l’origine e il significato dei termini rinforzo e punizione in modo da poter essere maggiormente consapevoli sul tema e avere, almeno a livello teorico, un’idea su come e quando utilizzarli in funzione della situazione.

Origine

Entrambi i concetti vennero analizzati la prima volta in ambito psicologico dai comportamentisti, che studiarono ciò che stava alla base dell’apprendimento attraverso l’osservazione del comportamento. I primi esperimenti furono effettuati su animali ma i risultati vennero estesi al comportamento umano. Ciò che notarono fu che le conseguenze negative di un comportamento facevano in modo che in futuro non venisse ripetuto, viceversa veniva riprodotto se le conseguenze erano di natura positiva.

Analizziamo nel dettaglio i due concetti:

Tecnica del Rinforzo

La tecnica del rinforzamento consiste in un processo per cui la probabilità, che un determinato comportamento venga ripetuto, aumenta se è seguito da una conseguenza che viene percepita dal soggetto come positiva.

Potremmo dire quindi che il rinforzo consiste in tutte quelle azioni che portano ad un incremento del comportamento. È possibile distinguere due tipologie di rinforzo:

POSITIVO: con questo termine facciamo riferimento agli eventi che, se vengono messi in atto associati ad una particolare condotta, produrranno un effetto positivo ovvero una sua ripetizione. Si tratta di concedere alla persona un qualcosa di gradito. Ad esempio come dire ad un bambino che sta imparando a leggere quanto è stato bravo nel momento in cui finisce un brano in modo corretto.

I rinforzi positivi possono essere messi in pratica attraverso varie forme quali un’attività gradita al soggetto, un gioco o oggetto desiderato, un elogio, il cibo ecc.

Affinchè però essi siano efficaci ai fini dell’apprendimento è necessario tenere in considerazione alcuni accorgimenti:

consapevolezza: è necessario prima di tutto focalizzarsi e definire quali comportamenti si vuole rinforzare e quali invece far in modo che si estinguano. Comprendere ad esempio che l’aspetto da non rinforzare è il fatto che il proprio figlio passi tutta la giornata a giocare ai videogiochi ma focalizzi la propria attenzione ed energie sui libri (azione da rinforzare);

peculiarità: Il cibo è un bisogno primario di chiunque ma non tutti i rinforzi hanno tale valore universale e quindi è fondamentale riuscire a cogliere le esigenze dell’individuo per poter “personalizzare” il rinforzo. Se ad un bambino per esempio non piace leggere allora il “premio” di portarlo in libreria non avrà lo stesso effetto che portarlo in un negozio di videogiochi nel caso in cui fosse un appassionato. È importante sottolineare come tutte quelle azioni o eventi o comportamenti che nel quotidiano non si sperimentano tanto di frequente allora rappresentino un rinforzatore con maggiore efficacia. Il pensiero di poter andare a fare una gita al mare per un bambino che vive in città sarà un rinforzo maggiormente attraente.

immediatezza: per poter ottenere un effetto ad azione diretta in termini di apprendimento è opportuno che il rinforzatore sia conseguente alla risposta.

NEGATIVO: a differenza del rinforzo positivo nel caso di quello negativo le conseguenze saranno avverse e quindi l’elemento rinforzante, che porta ad un incremento del comportamento, sarà un elemento negativo che viene allontanato.

I rinforzi positivi e negativi rappresentano degli elementi a noi favorevoli in quanto aumentano la motivazione nella messa in atto di un determinato comportamento. È importante quindi saperli riconoscere e usarli con consapevolezza in modo da sfruttarli come strumento educativo nei confronti dei ragazzi durante il percorso scolastico.

Se vostro figlio dovesse arrivare a casa contento per aver preso un 10, in una materia dove di solito accumulava solo insufficienze, allora lodarlo con un complimento fungerebbe da rinforzo positivo. Invece di rispondere al suo entusiasmo con un semplice “hai fatto solo il tuo dovere”  in questo caso creeremmo fiducia nel ragazzo il quale aumenterebbe la propria autostima in ambito scolastico e si sentirebbe motivato a proseguire studiando in quel modo con lo scopo di prendere altri bei voti. La gratificazione e soddisfazione ovviamente non deriverebbe solo dalla famiglia sarà anche personale in quanto studente.
Il rinforzo positivo è uno strumento educativo molto importante e può essere applicato anche attraverso l’utilizzo di mezzi più materiali o pratici. Ad esempio se il ragazzo non dovesse avere voglia di studiare per una verifica che trova particolarmente noiosa allora gli si potrebbe proporre di impegnarsi in vista di un “premio” che deve essere stimolante. Nel momento in cui il risultato scolastico è stato ottenuto con successo allora gli si propone la ricompensa che può essere un qualcosa di materiale come ad esempio un libro, giornalino desiderato, un videogioco oppure una giornata fuoriporta o qualche attività legata allo sport o alle amicizie.

Punizione

Quando viene messa in atto una punizione ciò che si verifica a livello di apprendimento è una diminuzione di intensità di un comportamento. Si tratta quindi di uno stimolo che comporta la riduzione di un determinato comportamento. Si possono distinguere due situazioni possibili nelle quali si parla di punizione:

somministrazione di uno stimolo ostile: ad esempio rimproverare verbalmente o fisicamente un bambino;

sottrazione di uno stimolo positivo: non far guardare la televisione se è un’attività particolarmente gradita.

Distinguiamo quindi due forme principali:

POSITIVA: si tratta di aggiungere ad un comportamento un elemento punitivo che avrà come conseguenza la diminuzione o assenza di esso in futuro. Ad esempio un genitore che sgrida il figlio affinchè non sprechi tutti i fogli del quaderno altrimenti le volte successive sarebbero stati usati i soldi della sua paghetta per acquistarli. Questo avvertimento provocherà nel bambino una diminuzione o totale cancellazione del comportamento negativo in quanto comprende che non gli conviene più metterlo in pratica.

NEGATIVA: in questo caso l’elemento punitivo consiste in un oggetto o evento positivo che viene sottratto. Se un bambino capisce che non potrà giocare ai videogiochi fino a quando non avrà finito i compiti allora la motivazione nei confronti dello studio aumenterà per ottenere qualcosa di tanto desiderato e che invece gli è stato negato.

Affinchè una punizione sia efficace al fine di apprendere è necessario che si tengano in considerazione i seguenti aspetti:

consapevolezza: bisogna essere sicuri che quel determinato stimolo sia sgradito alla persona alla quale si presenta subito dopo il comportamento;

regole: è necessario stabilire prima delle regole condivise in modo che, se non vengono rispettate, allora si avrà come conseguenza una punizione;

pericolo: ovviamente è necessario accertarsi anticipatamente di eventuali rischi oggettivi connessi alla punizione attribuita.

Di solito la punizione viene utilizzata di meno in quanto si pensa che produca effetti indesiderati come ad esempio sgridare spesso verbalmente un bambino nella fase in cui sta apprendendo a leggere, potrà provocare in futuro un “rifiuto” o non amore nei confronti della lettura.

 In realtà anche la punizione può agevolare l’apprendimento se però viene utilizzata in modo consapevole Se si individuano bene gli elementi da rinforzare e quelli sgraditi allora si possono sfruttare questi ultimi per incrementare i primi. La punizione deve però essere introdotta con autorevolezza e costanza subito dopo che il comportamento disfunzionale è stato messo in atto. Solo in questo modo si otterrà il risultato sperato.

La punizione a scopo educativo viene quindi valutata positivamente ai fini dell’apprendimento solo se strutturata ed adeguata al contesto, assegnata al momento opportuno ovvero messa in atto concretamente dopo che le regole precedentemente stabile insieme non vengono rispettate. Risulta quindi costruttiva solo se il ragazzo comprende il comportamento per cui è stato rimproverato e mette in atto una sua modifica.

Se vostro figlio dovesse tornare a casa con una nota per un comportamento scorretto in classe allora i genitori non possono far finta che questo non sia accaduto perché non sarebbe educativo però si può usare la punizione in modo positivo. Gli si potrebbe infatti dire che dato che è successa questo fatto, che va contro le regole stabilite dalla famiglia precedentemente (cioè per esempio rispettare i compagni) allora dovrà aiutare la mamma a fare i lavori di casa il sabato saltando l’allenamento di calcio. Questa punizione deve essere somministrata subito dopo che si è venuti a conoscenza del comportamento non corretto e bisogna essere costanti nel mantenerla anche le volte successive. Il risultato dell’aggiunta di un’attività non gradita al ragazzo (in questo caso le pulizie di casa) produrrà in lui la voglia di non mettere più in pratica quel comportamento per non dover ripetere la stessa situazione.

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