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Aiuto allo Studio per Bambini Dislessici

Indice Articolo

Cosa è la dislessia

La dislessia è conosciuta anche con il termine di disturbo della lettura, e consiste in una condizione che si caratterizza per l’insorgenza di problemi relativi alla lettura, pur essendo in presenza di soggetti in possesso di una capacità intellettiva assolutamente normale. La dislessia e’ uno stato minoritario, una variante normale all’interno della specie che non deve mai essere associata ad una patologia, è semplicemente una caratteristica particolare. La modalità caratterizzante la dislessia è decisamente varia, in quanto i problemi si possono manifestare con la difficoltà nella pronuncia delle parole durante il processo di lettura ad alta voce, nella velocità di lettura , nella comprensione di ciò che viene letto, nella scrittura a mano o disgrafia, che è un disturbo specifico della scrittura il quale da luogo ad una scrittura poco fluida e/o di qualità grafica ridotta, oltre al maggior grado di affaticamento del soggetto scrivente, ed infine con difficoltà di calcolo, la discalculia, disturbo specifico della abilità aritmetiche, un deficit che può riguardare sia il sistema della cognizione numerica (Intelligenza numerica basale), sia le procedure esecutive e del calcolo.

La dislessia è considerata un disturbo cognitivo e non un problema intellettivo, in grado però di originare un impatto emotivo e psicologico molto pesante sui soggetti che ne sono affetti, in quanto si tratta di un fenomeno assolutamente involontario a fronte del desiderio di apprendimento e di riuscire a concretizzare positivamente la propria attività di studio.

Per quanto concerne le cause della dislessia, sono coinvolti sia fattori di tipo genetico che ambientali, mentre i meccanismi determinanti dal punto di vista fisiologico sono relativi a problematiche dei processi linguistici del cervello.
Si ritiene che la dislessia possa essere originata da due tipi di cause:

  1. Elaborazione del linguaggio
  2. Elaborazione visiva

Per poter diagnosticare correttamente la presenza di dislessia, occorre procedere con una serie di test di memoria, ortografia, visione e capacità di lettura. La dislessia rappresenta la forma di disabilità di apprendimento più comune interessando dal 5 al 17% della popolazione mondiale.

Sintomi della dislessia nei bambini

La dislessia si può manifestare in modalità molto diverse da un soggetto ad un altro. Di seguito presenteremo le caratteristiche più comuni relative alla decodifica della singola parola o del testo scritto.

  • Scarsa discriminazione di grafemi diversamente orientati nello spazio
    Il soggetto mostra chiare difficoltà nel discriminare grafemi uguali o simili, ma diversamente orientati. Egli, ad esempio, confonde la p con la b; la d con la q; la u con la n; la a con la e… Nello stampato di carattere minuscolo (con cui è scritta questa pagina e tutti i testi dei libri scolastici) sono molte le coppie di grafemi che differiscono rispetto al loro orientamento nello spazio, per cui le incertezze e le difficoltà di discriminazione possono rappresentare un forte impedimento alla lettura.
  • Scarsa discriminazione di grafemi che differiscono per piccoli particolari
    Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi che presentano somiglianze. Egli, ad esempio, può confondere la m con la n; la c con la e; la f con la t; la e con la a… questo succede specialmente se si tratta della scrittura in corsivo o in script.
  • Scarsa discriminazione di grafemi corrispondenti a fonemi sordi e fonemi sonori
    In questo caso il problema consiste nel fatto che esistono grafemi relativi a fonemi con somiglianze di tipo uditivo-percettivo. Il nostro alfabeto è infatti costituito da due gruppi di fonemi, quelli sordi e quelli sonori, che conservano però un livello di somiglianza elevato e quindi rappresentano un ulteriore ostacolo alla lettura. Lo possiamo facilmente rilevare nel caso delle coppie F (Sorda) e V (Sonora); T (Sorda) e D (Sonora); P (Sorda) e B (Sonora); C (Sorda) e G (Sonora).
  • Difficoltà di decodifica sequenziale
    Il processo di lettura nelle nostra lingua, necessita di procedere muovendo lo sguardo in direzione sinistra-destra e in successione dall’alto in basso. Come ogni nuova abitudine di tipo procedurale, il processo richiede un certo tempo ed è causa di difficoltà in fase di acquisizione per divenire poi sempre più scorrevole, sino al momento in cui si è in grado di effettuarlo senza alcuna difficoltà apparente. Ben diversa appare invece la situazione per il soggetto dislessico, in relazione a due fattori che spesso agiscono contemporaneamente: i saltelli oculari e la mancanza di orientamento dei grafemi e delle parole. Da questa situazione scaturiscono diverse tipologie di errori:
  • Omissione di grafemi e di sillabe
    Un’altra problematica frequente è quella relativa all’omissione di grafemi o di parti di parole; può essere tralasciata la decodifica di consonanti (ad esempio fote anziché fonte; oppure capo anziché campo…) o di vocali (ad esempio, fume anziché fiume; puma anziché piuma…) e spesso anche di sillabe (può leggere talo anziché tavolo; paro anziché papavero…). In alcuni casi può addirittura succedere che i soggetti leggano solo la prima parte della parola, mentre la seconda se la inventino o immaginino (Prevalenza della componente Intuitiva).
  • Salti di parole e salti da un rigo all’altro
    A causa delle difficoltà di procedere sulla riga di testo ed al ritorno a capo, sono frequenti anche i salti di intere parole e di intere righe di lettura, con risultati facilmente immaginabili sul livello di comprensione generale.
  • Inversione di sillabe
    Altra causa di profonda alterazione del significato è costituita dall’inversione delle sillabe, che può portare, ad esempio, alla lettura di li al posto di il; di la al posto di al; di ni al posto di in, con effetti ancor più tangibili sulle singole parole, cosa che può portare a leggere, ad esempio, talovo al posto di tavolo….
  • Aggiunte e ripetizioni
    Considerando la difficoltà nel muovere correttamente lo sguardo in direzione sinistra-destra, possono verificarsi degli errori di decodifica concretizzati nell’aggiunta di un grafema o di una sillaba come nel caso di lavavare invece della parola corretta lavare.
  • Prevalenza della componente intuitiva
    In condizioni di normale lettura, la componente intuitiva costituisce un’eccellente alleato nel processo di decodifica ed acquisizione, in quanto consente di anticipare i significati, mantenendo elevato il flusso di informazioni in entrata (Input), così come il ritmo di lettura, entrando spesso in quel particolare stato di film mentale, che consente di essere interamente assorbiti dalla lettura, con importantissime conseguenze positive sul livello generale e specifico di apprendimento e memorizzazione. Ma nel caso del soggetto dislessico la situazione appare ben diversa e fortemente invalidante. In questo caso, infatti, il soggetto spesso decodifica solo la prima parte della parola, e talvolta solo il primo grafema o la prima sillaba, procedendo poi ad intuire e frequentemente ad inventare la restante parte del termine. Il risultato di questa trasformazione porta ad un allontanamento rispetto al significato originale del testo, e ciò è strettamente dipendente dal livello di affinità tra il vocabolo letto e quello frutto di questa vera e propria manipolazione mentale.

La dislessia può essere la causa di possibili ripercussioni sulla scrittura, come ad esempio la difficoltà di copiare dalla lavagna, di organizzare spazialmente la scrittura sul foglio ed ulteriori problematiche inerenti l’abilità grafo.motoria e quella ortografica.

Anche l’apprendimento logico-matematico può essere fortemente alterato a cause dei problemi di decodifica dei simboli numerici, confusione tra simboli simili e nella gestione sequenziale delle operazioni matematiche, oltre che nella memorizzazione delle tabelline a cui si aggiungono le precedenti difficoltà elencate negli altri settori dell’apprendimento.
Occorre considerare, inoltre, che anche l’autonomia personale risulta essere inficiata, a causa di una serie di ulteriori problematiche:

  • Orientamento temporale; essere puntuale, sapere in che momento della giornata si sta vivendo (Mattina, Pomeriggio, Sera)
  • Sapere approssimativamente che ore sono
  • Leggere l’orologio
  • Sapere che giorno è oggi, che giorno era ieri e che giorno sarà domani
  • Ricordarsi i mesi dell’anno e le festività principali
  • Seguire l’orario scolastico ed organizzare i compiti
  • Difficoltà nel gestire in modo autonomo le proprie attività quotidiane, quali ad esempio, lavarsi, vestirsi, preparare ed ordinare tutto ciò che occorre.

Sulla base di quanto precedentemente esposto, appare evidente come la dislessia sia la diretta responsabile dell’insuccesso scolastico, mentre, in assenza di una diagnosi, i risultati insoddisfacenti vengono attribuiti al disinteresse, allo scarso impegno ed alla distrazione e questo errato giudizio porta a colpevolizzare ingiustamente il soggetto in questione. Questa situazione psicologica, a cui si aggiunge il prolungato insuccesso, mina la propria autostima dalla fondamenta e porta ad una elevata demotivazione verso il processo si apprendimento, mettendo così in essere un circolo vizioso che diventa un ostacolo difficile da superare e spesso reso ancor più insormontabile, dalla comparsa della sindrome attributiva, per cui il soggetto imputa a se stesso il motivo dei propri fallimenti ed al caso quelli dei rari risultati positivi. In queste condizioni, si assiste spesso anche alla comparsa di comportamenti che denotano evidenti problemi di tipo emotivo ed affettivo, come ad esempio una forte inibizione, aggressività ed atteggiamenti istrionici che causano disturbo in classe, ma anche situazioni opposte come la depressione.

L’importanza del Ruolo dell’Insegnante

Da questo quadro generale, si evince come la dislessia rappresenta una problematica che richiede una serie di interventi mirati, tra cui certamente di particolare importanza quelli inerenti al ruolo didattico del/i docente/i e l’acquisizione di un adeguato metodo di studio i cui strumenti siano in grado di controbilanciare le problematiche che vincolano, da diversi punti di vista, il ciclo dell’apprendimento, con conseguenze ad ampio raggio sulla qualità di vita del soggetto dislessico.
L’apprendimento per un soggetto dislessico, risulta certamente disturbato, ma non affatto impossibile; dovrà semplicemente svolgersi in modo particolare.
In classe sarà importante: impostare un lavoro personalizzato, evitando la lettura ad alta voce davanti a tutti; così come copiare dalla lavagna; evitare categoricamente rimproveri in relazione al suo impegno scolastico ed un carico eccessivo di compiti per casa così come pretendere che impari sequenze arbitrarie a memoria. Inoltre non si deve mai rimproverare il soggetto dislessico se le sue cose (banco, zaino, quaderno) sono sempre in disordine od obbligarlo a fare verifiche scritte anche per le materie orali, in cui ottiene senz’altro risultati molto migliori, così come il pretendere che prenda gli appunti durante le spiegazioni. Sì rende necessario altresì condividere la situazione diagnostica all’interno del gruppo docente ma anche con il referente sulla dislessia, allo scopo di ideare un percorso educativo in base al livello del disturbo ed agli obiettivi perseguiti, applicando strumenti compensativi e dispensativi. Su questa base sarà possibile delineare opportuni criteri di valutazione e strategie didattiche personalizzate, in modo tale da garantire un carico didattico adeguato e flessibile a seconda delle esigenze del soggetto. Molto importante, ai fini dei risultati scolastici, sarà la valutazione dei contenuti piuttosto che della forma con la quale vengono presentati per iscritto.

Le misure dispensative, volte a ridurre gli effetti negativi della dislessia, consistono nell’evitare al soggetto attività come la lettura ad alta voce, sostituita all’uopo da quella effettuata dal computer con sintesi vocale, l’utilizzo di cassette con testi registrati e dizionari digitali.

Metodo studio bambini dislessici

  • Uso di Mappe Mentali: Un consiglio utile è cercare di  evitare l’attività del prendere appunti, che può essere sostituita con grandissimo beneficio dall’impiego delle mappe mentali, oltre alla la messa a disposizione di tempi personalizzati e la riduzione del numero di esercizi durante le verifiche, così come sono da evitare categoricamente gli esercizi di dettatura, mentre risulta molto utile l’utilizzo del registratore durante le lezioni. Gli appunti forniti dal docente devono essere redatti in carattere Arial, Comic Sans, Trebuchet, con di dimensione di 12-14 pt. Molto importante risulta l’utilizzo di software specifici in grado di leggere anche le lingue straniere, ed appunto come già accennato la valutazione dei contenuti rispetto alla forma con cui sono scritti. Utilissima, infine, è la pratica di favorire le verifiche in forma orale, consentendo l’uso di mappe mentali ed ipertesti.
    Considerando la facilità con cui il soggetto dislessico accusa stanchezza e la necessità di tempi di recupero spesso troppo lunghi in relazione alle esigenza scolastiche, risulta di fondamentale importanza stabilire compiti ed interrogazioni in modo programmato, evitando la sovrapposizione di più materie così come pure verifiche e prove nelle ultime ore della giornata scolastica. Anche durante lo svolgimento delle prove di verifica è decisamente consigliabile, dividere il tempo a disposizione in più sessione, intervallate da un adeguato periodo di riposo, piuttosto che concedere un tempo maggiore, perché in ogni caso una sessione più lunga risulterebbe incompatibile con le possibilità dei bambini dislessici, in termini di mantenimento della capacità di concentrazione. Anche i compiti per casa dovranno essere alleggeriti; per il loro corretto svolgimento il soggetto dislessico dovrà ricevere all’aiuto della famiglia o di un tutor.
  • Metodo di studio personalizzato: Per qualsiasi studente, risulta di fondamentale importanza riuscire ad identificare il proprio stile cognitivo, sulla cui base sarà possibile costruire il relativo metodo di studio personalizzato e ciò assume un valore ancora maggiore nel caso dei bambini dislessici; per loro lo strumento compensativo di maggior aiuto è rappresentato, come sostiene Cesare Cornoldi, professore ordinario di Psicologia dell’apprendimento e della memoria all’Università degli Studi di Padova, dall’acquisizione di un “buon metodo di studio”.
  • Affiancamento durante lo studio: Durante lo studio giornaliero a casa è di assoluta importanza che i bambini dislessici siano affiancati nell’attività di apprendimento; potranno essere aiutati dai genitori, da un insegnante privato, da uno studente universitario, oppure da un compagno di scuola, in modo tale da essere supportati nel processo di lettura, nella spiegazione e semplificazione dei concetti da apprendere, con particolare riguardo all’elaborazione di mappe mentali o concettuali, tenendo conto che le prime risultano senz’altro più efficaci, sia per la disposizione spaziale maggiormente gradita nei soggetti dislessici, che per la possibilità di concretizzare i concetti astratti attraverso disegni e rappresentazioni visive, che aiutano a pensare per immagini, riducendo notevolmente in questo modo il carico mentale. In aggiunta alle mappe mentali, anche le strategie di mnemotecnica risultano validissime, grazie alla creazione di immagini mentali, che favoriscono l’associazione concetto astratto-immagine, con evidenti vantaggi sia dal punto di vista della comprensione che della memorizzazione. Attraverso l’utilizzo di questi strumenti, si migliora in modo incredibile la qualità del proprio apprendimento, riducendo i tempi di applicazione, che per i bambini dislessici non possono essere troppo prolungati, a causa dei loro problemi di attenzione e concentrazione, oltre che generare un coinvolgimento giocoso che certamente rende il periodo dedicato allo studio molto più gradito. Di fondamentale importanza è fare in modo che tutto ciò che accade durante l’attività di studio, possa essere percepito in termini positivi, così da favorire l’aumento progressivo e costante nel tempo dell’autostima, fattore chiave nella ricostruzione psicologica dei bambini dislessici, che vedono questo importante elemento spesso fortemente compromesso.
    Dal punto di vista operativo, durante lo studio occorre sempre tenere presente le difficoltà di decodifica che incontrano i bambini dislessici, quindi è consigliabile leggere al bambino il testo, una o due volte, od in alternativa ricorrere all’utilizzo di una sintesi vocale, in modo tale da favorirne la comprensione. A seguire risulta spesso utile chiedere al bambino un breve riassunto orale, che oltre che come verifica immediata della comprensione testuale, favorisce un apprendimento attivo, punto di partenza per la realizzazione di una mappa mentale, che grazie alla sua struttura, consentirà di evidenziare al meglio i rapporti gerarchici tra i concetti chiave, ottimizzando la capacità di comprensione e la relativa memorizzazione, grazie all’impegno attivo profuso nella fase di creazione della mappa medesima.A questo punto, onde favorire un legame associativo sempre più solido e completo tra la mappa mentale così ottenuta ed il relativo testo originale, si potrà eseguire una successiva rilettura del testo medesimo, cosa che favorisce ulteriormente l’acquisizione di ulteriori dettagli.
    Per ottimizzare l’acquisizione del testo, completeremo lo studio con l’esposizione fatta dal bambino/a a partire dalla mappa mentale, che potrà poi essere portata a scuola ed utilizzata come supporto durante l’interrogazione.

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